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La mostra “Shine”, Jeff Koons a Palazzo Strozzi, Firenze

“Shine”, Jeff Koons a Palazzo Strozzi, Firenze: l’accettazione di sé

“Shine” è la più grande mostra italiana dedicata all’artista statunitense Jeff Koons. Una selezione di 33 opere, le più iconiche, che ripercorrono la carriera dell’artista. Le sue installazioni, sculture e dipinti risplendono nella meravigliosa cornice di Palazzo Strozzi a Firenze, dal 2 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022.

Visitando la mostra si rimane abbagliati dalla brillantezza e dal luccichio della luce riflessa sulle opere. Veniamo fisicamente attratti verso la luce e l’energia che sprigiona. Un’energia di cui sentiamo il bisogno.

La mostra raccoglie l’essenza di 40 anni di lavoro di Jeff Koons, un artista straordinario e rivoluzionario. Una delle figure più importanti e controverse dell’arte contemporanea a livello globale. L’artista forse più pagato, ricco, amato ed odiato, dei nostri tempi.

L’arte è intesa da Jeff Koons come il mezzo di connessione tra tutte le discipline umane ed i differenti tipi di comunicazione. É vissuta come un’esperienza viscerale e sensoriale, che coinvolge tutti i sensi.

É un gioco, un linguaggio universale, comprensibile a tutti. Non sono necessarie particolari conoscenze per comprendere, interpretare e semplicemente venire coinvolti dalla creazione artistica. L’arte è uno strumento in grado di emozionare, e non sempre deve nascondere significati incomprensibili ai più.

Il messaggio che Jeff Koons vuole comunicare con il suo estro è legato all’accettazione di sé stessi come individui. Accettare noi stessi, come unica forza per poi riuscire ad accettare gli altri. Solo elevando noi stessi possiamo aprirci al resto del mondo, vivendo liberamente e sperimentando tutto ciò che ci circonda, rimuovendo i giudizi e le discriminazioni.

Jeff Koons unisce la cultura alta e quella popolare, passando da raffinati riferimenti alla storia dell’arte alle citazioni del mondo del consumismo e allo stile di vita contemporaneo statunitense. Le sue opere esprimono proprio una critica all’eccessivo consumismo, tipico proprio della classe medio-borghese americana.

La lucentezza per Jeff Koons: essere o apparire?

Il fil rouge che accompagna tutta la mostra di Jeff Koons si basa sul concetto di “shine”, ovvero di lucentezza. La lucentezza è il bagliore, il riflesso o la luce sprigionata da un oggetto.

La lucentezza e lo splendore sono parte di un fenomeno estetico, che cattura lo sguardo e seduce i nostri occhi. Inganno dei sensi o un diverso punto di vista della realtà?

“Shine” infatti ha anche un doppio significato: apparenza. L’apparenza è qualcosa di completamente diverso dalla realtà. La mostra gioca sull’ambiguità tra essere o apparire, vuole mettere in discussione il nostro rapporto con la realtà.

L’esibizione si basa interamente sull’utilizzo di materiali lucidi, luminosi e riflettenti. Le opere sono realizzate in un brillante acciaio inossidabile, con colori intensi e vibranti e la finitura a specchio.

La scelta del materiale contribuisce a mettere in discussione le apparenze. Le opere comunicano lusso, eccesso e ricchezza ma mostrano come le apparenze possono ingannare. Sono infatti realizzate con un materiale industriale, comune e proletario, non è un materiale davvero lussuoso. Non si tratta di un metallo prezioso come bronzo o argento.

Le superfici luminose inoltre elevano gli stati d’animo, creano sentimenti di euforia ed eccitazione e producono esperienze intensificate della realtà.

Le opere di Jeff Koons pongono lo spettatore davanti ad uno specchio in cui riflettersi, lo collocano al centro dell’ambiente che lo circonda. Serve a mostrare alle persone qual è il loro reale potenziale, ciò che possono diventare.

Affermano la presenza dello spettatore nello spazio, la sua esistenza, ricordandogli che fa parte di una comunità e di un dialogo più ampio.

L’arte non è più un oggetto o un’immagine fine a sé stesso, ma nasce e vive grazie alla relazione con lo spettatore. Quando lo spettatore esce dalla sala, anche l’arte finisce.

Finalmente una mostra divertente, in cui non siamo solamente spettatori passivi delle opere d’arte che si mostrano davanti a noi, ma partecipiamo attivamente al progetto. Siamo parte integrante dell’opera, inglobati nello spettacolo.

L’opera inoltre assume significati e connotazioni diversi a seconda della persona, o delle persone che si trova davanti. Ha differenti livelli di lettura, ad ognuno di noi la libertà di interpretarlo liberamente ed attribuirgli il significato per lui più importante.

La carriera di Jeff Koons si divide in macro cicli:

  • opere che replicano gli iconici palloncini gonfiabili, giocattoli gonfiabili tipici delle feste di compleanno;
  • installazioni che ritraggono oggetti di uso comune messi su piedistalli e decontestualizzati;
  • creazioni artistiche che incarnano la re-interpretazione di personaggi della cultura pop, come Hulk.

Palloncini gonfiabili di Jeff Koons: il tema del gioco

La prima opera a brillare nella prima sala di Palazzo Strozzi è il Balloon dog, verniciato di un colore puro, rosso acceso. Fa parte della serie Celebration del 1994, che raccoglie le riproduzioni di quei palloncini colorati, magari gonfiati da un clown ad una festa, che ricordano le sagome sintetizzate di animali, come conigli o cani.

L’opera è alta oltre 3 metri, realizzata in acciaio inossidabile, lucidato a specchio. Questo lavoro è una delle 5 uniche versioni in blu, magenta, giallo, arancione e rosso.

Per la realizzazione si è rivolto ad una fonderia specializzata nel produrre e plasmare questa lega, che ha eseguito alla lettera le sue indicazioni. Le numerose parti in acciaio sono state rifinite con estrema maestria. Tutte le opere della serie sono caratterizzate da una precisione nella realizzazione e una cura quasi maniacale per i dettagli.

La scultura imita perfettamente le curve e le torsioni del palloncino, ogni dettaglio è stato fedelmente riprodotto. L’esterno appare conformemente levigato. Al contrario l’interno è vuoto e spazioso.

Le sculture di Koons sono pesantissime e monumentali, ma grazie alla loro colorazione vivace e la lucentezza specchiante appaiono leggere, buffe e divertenti. Simbolo di quei palloncini piccoli e leggeri, che se riempiti di gas volano via in aria.

L’opera è un ricordo dell’infanzia, dei momenti di gioia dei festeggiamenti e dei compleanni. Esalta la leggerezza della vita, la spensieratezza. Allo stesso tempo ricorda il mitico cavallo di Troia, ma non solo può ricordare un totem, un oggetto erotico (se si osserva la coda fallica), la fusione fra maschile e femminile.

Jeff Koons considera l’arte come qualcosa di semplice, accessibile a tutti, priva di significati nascosti, perfino banale.

Un’altra celebre creazione è il “Rabbit”, il coniglio in acciaio inossidabile con una carota in mano. Anche in questo caso, l’opera è un concentrato di significati e contraddizioni, proprio come l’epoca in cui viviamo. Si possono ritrovare diversi riferimenti ad altre rappresentazioni artistiche (Disney, Playboy, la Pasqua, l’infanzia, Brancusi, Lewis Carroll, i ready-made di Duchamp, i Silver Clouds di Andy Warhol). In realtà è tutto ciò insieme.

Pesante e resistente come l’acciaio, ma leggero e fragile come un palloncino. Lo spettatore si riflette nel materiale lucido di cui è fatto, in profonda armonia con l’ambiente circostante.

Il coniglietto è l’opera più cara mai venduta di un artista vivente (100 milioni di dollari).

Lo specchio: riflesso dell’apparenza

Nel 1977, Jeff Koons inizia a lavorare con gli specchi. Sul pavimento del suo appartamento/studio sistemava oggetti intorno a specchi, di circa 30 cm per lato. Si tratta di spugne, giocattoli gonfiabili, vinile, oggetti di uso comune.

Lo specchio è il riflesso dell’apparenza. Riflette sé stessi e l’ambiente circostante, in tempo reale. Lo specchio coglie quel preciso momento in cui lo fissiamo. Sullo specchio si fonda il concetto di verità, è la restituzione più accurata della realtà.

Lo spettatore si sente più consapevole della propria partecipazione alla fruizione artistica, poiché si vede riflesso insieme agli oggetti. Camminando intorno alle opere si vive un’esperienza personale, di riflessione unica, quasi inebriante.

Allo stesso tempo, il riflesso dello specchio di un oggetto è sfuggente, in movimento e mutevole. I cambiamenti di luce, i movimenti dello spettatore intorno all’oggetto vi attribuiscono una mutevolezza costante.

Proseguendo nella sala, possiamo osservare elettrodomestici (come quello della Nelson Automatic Cooker/Deep fryer) fissati su tubi al neon fluorescenti.

Lo spettatore si sente minacciato dalla loro immortalità e si sente sopraffatto dall’inevitabile invecchiamento dell’essere umano. Al contrario questi oggetti, poiché nessuno li utilizzerà mai per cucinare, manterranno una superficie immacolata. Illuminati dalla luce artificiale alle loro spalle, saranno per sempre nuovi.

Giochi gonfiabili e re-interpretazione di personaggi della cultura pop

Nella serie Popeye, iniziata nel 2002, Jeff Koons torna a ricreare in alluminio giochi gonfiabili, da piscina. Inoltre reinterpreta oggetti noti al grande pubblico, che assumono diversi significati nella cultura pop e nella storia dell’arte.

Colpisce subito la Lobster, anch’essa basata su un gonfiabile ready-made in acciaio inossidabile. Questa creazione artistica fa riferimento alle opere surrealiste di Salvador Dalì. Ne ricorda persino i suoi famosi baffi.

Inoltre questo gioco gonfiabile ha una forma molto interessante, ricorda elementi dell’anatomia sia maschile che femminile. Rappresenta un perfetto equilibrio e una forte identità sessuale.

Vuole trasmettere un messaggio forte: essere uomo o essere donna, senza pregiudizi, ma con leggerezza. Ecco come l’opera può avere più livelli di significato.

Sappiamo poi tutti chi è l’incredibile Hulk. Un uomo normale, Bruce Banner, che se sottoposto a stress emotivo, contro la sua volontà, si trasforma in una furia distruttiva. Qui è rappresentato come giocattolo gonfiabile, realizzato in bronzo policromato. Si unisce a 5 giganteschi tromboni in ottone che avvolgono il suo corpo. Con questo espediente Jeff Koons paragona questo supereroe occidentale ad una divinità orientale.

In molte religioni orientali gli dei guardiani fanno rumore per annunciare il loro arrivo. Le tube, strumenti più bassi della famiglia degli ottoni, creano un suono profondo ed imponente che richiama l’autorità del personaggio.

Ecco le diverse interpretazioni: è un gioco, ma anche un supereroe, un personaggio mitologico che lotta con i serpenti e l’Idra dalle molte teste, una divinità orientale, un dio guardiano che fa rumore per annunciare il suo arrivo.

Gazing ball: la celebrazione della grande arte del passato.

In questa serie, l’artista posiziona delle sfere, altamente riflettenti (gazing ball) sulle sculture e sulle tele. Così facendo Jeff Koons invita il pubblico a partecipare alle sue opere.

La gazing ball è uno specchio sferico a tutti gli effetti, assorbe la luce dell’ambiente circostante e restituisce una visuale a 360°, con una rotazione convessa e colorata.

La gazing ball riflette lo spettatore ora, nell’istante in cui guarda l’opera ed allo stesso tempo rispecchia le opere d’arte rappresentate. Il gioco si trasforma in un vero e proprio viaggio nel tempo. Le opere celebrano la connessione ed il dialogo artistico di cui Koons è promotore.

Per i Gazing Ball Painting l’artista ha selezionato i dipinti da cui è stato maggiormente ispirato e commosso. Sono capolavori del passato dell’arte occidentale.

Invece le Gazing Ball Sculpture sono sculture prive di colore, a parte le sfere blu riflettenti. Richiama le superfici smaglianti dei marmi classici. Anche in questo caso si confronta con la storia, e continua il viaggio nel passato e nel presente. L’oggetto artistico del passato si fonde con uno sguardo nel presente.

Temi eterni del sesso, amore, fertilità e bellezza rappresentati a Palazzo Strozzi

La mostra, che si sviluppa nelle bellissime sale di Palazzo Strozzi, sta purtroppo giungendo al termine. Nelle ultime due sale si sviluppano i temi eterni del sesso, amore, fertilità e bellezza, che fanno parte della serie Antiquity.

Ogni scultura ha una fioriera ricca di begonie, ciclamini e kalanchoe. Le piante da fiore sono una celebrazione della vita organica e della bellezza naturale. Mentre la superficie riflettente in acciaio inossidabile mostra come la bellezza possa essere astratta.

Metallic Venues, dalla superficie turchese, rappresenta la dea classica. La donna alza eroticamente il manto, per rivelare le natiche, per un pubblico contemporaneo. L’opera ricorda la Venere callipigia o Afrodite Callipigia, una scultura marmorea di epoca romana, conservata la Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Proseguendo nella sala 2 veneri metalliche, le Balloon Venus mimano le statuette femminili realizzate circa 26.000 anni fa. Questi piccoli totem preistorici esagerano i seni e le natiche femminili. Si vuole sottolineare l’importanza della fertilità nella conservazione dell’umanità, con un pensiero lungimirante al futuro.

L’artista affianca a queste sculture il Dipinto Olive Oyl. In questo dipinto utilizza immagini tipicamente americane, ma rende astratti i suoi riferimenti. Osservandolo non si riesce infatti a distinguerli chiaramente. L’unica immagine che rimane intatta e emerge è quella di Superman, che appare nel quadro di Andy Warhol del 1961. Ha scelto questo supereroe per il suo ottimismo e la sua onnipotenza.

Mescolando potenti energie e giochi di luce, figure maschili e femminili, le opere di Jeff Koons guardano al passato, con uno sguardo sul presente. Convincono lo spettatore della sua forza di fare la differenza nella propria vita e in quella degli altri.

Foto gallery

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