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Un giro nella Vigna di Leonardo, a Milano

La Vigna di Leonardo da Vinci è un vigneto che Ludovico il Moro donò a Leonardo da Vinci nel 1498, mentre stava ancora lavorando all’Ultima Cena, come gesto di riconoscenza per «le svariate e mirabili opere da lui eseguite per il duca»

La Vigna di Leonardo da Vinci rinasce nel suo luogo originario, di fronte a Santa Maria delle Grazie, in un punto chiave della storia di Leonardo a Milano.

Si dice sempre che Milano sia una città che nasconde i suoi tesori, nei tanti cortili e nei tanti giardini privati: per tutto il periodo di Expo 2015 la Casa degli Atellani e la Vigna di Leonardo sono aperte al pubblico e visitabili ogni giorno. La Casa degli Atellani è una dimora rinascimentale, in parte trasformata un secolo fa dall’architetto Piero Portaluppi, che qui aveva la sua abitazione: la vigna di Leonardo da Vinci si trovava proprio in fondo all’attuale giardino della casa.
Il progetto di recupero della vigna e di apertura della dimora storica è stato curato dagli attuali proprietari della casa e dalla Fondazione Piero Portaluppi. Promosso dal Comune di Milano, il progetto è realizzato in partnership con Confagricoltura e Rai Com, grazie al contributo di Fondazione Cariplo e agli studi della genetista Serena Imazio, del professor Attilio Scienza della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università di Milano e dell’enologo Luca Maroni.
Per la strategia di registrazioni nazionali ed internazionali, e relative policies di valorizzazione, dei marchi e altri segni distintivi, La Vigna di Leonardo si è avvalsa della consulenza legale dello Studio Ghidini Girino e Associati, e di quella tecnica dello Studio brevettuale Cuccia-Simino.
La visita alla Casa degli Atellani e alla Vigna di Leonardo si articola attraverso un percorso in sette tappe, supportato da un servizio di audioguide in undici lingue (milanese compreso).

Vediamo come è organzizato il percorso della visita:

1. le corti di Piero Portaluppi 2. la sala dello zodiaco 3. i ritratti del Luini 4. lo studio di Ettore Conti 5. la sala dello scalone 6. il giardino nascosto di Matteo Bandello 7. la Vigna di Leonardo.

1. le corti di Piero Portaluppi

La Casa degli Atellani è, seppur modificata nei secoli, il solo edificio di corso Magenta che conservi ancora l’aspetto che presentava durante il Rinascimento. Nel 1919 il senatore Ettore Conti ne diventa il proprietario e ne affida la trasformazione all’architetto Piero Portaluppi, suo genero. Portaluppi unisce le due corti preesistenti grazie a un nuovo atrio porticato, sotto il quale prevede l’ingresso all’appartamento padronale. La pianta della nuova casa viene riequilibrata intorno a un inedito asse prospettico che si spinge fino al giardino interno. In fondo al primo cortile, l’architetto riporta alla luce tre muri di affreschi del ‘500. Altri frammenti d’epoca, come le arcate e lo sporto del primo piano, sono messi in mostra lungo le pareti del secondo cortile.

2. la sala dello zodiaco

La sala prende il nome dai segni dello zodiaco dipinti nelle lunette, mentre sulla volta compaiono i carri dei pianeti e, alle pareti, una carta d’Italia, la Rosa dei venti e alcune figure che rappresentano le stagioni. A fronte dei dodici segni zodiacali, le lunette però sono quattordici: nel 1922 Portaluppi amplia la sala abbattendo l’obliquo muro finestrato che la delimitava; dopodiché decora lo spazio aggiunto con gli astrolabi che tanto amava e disegna due nuove lunette, riconoscibili dal proprio motto faire sans dire e dalle iniziali H e J, che starebbero per Hector e Joanna, i nomi di Ettore Conti e di sua moglie, Giannina Casati. Sul mosaico del pavimento Portaluppi ridisegna pianeti e segni dello zodiaco, in corrispondenza degli affreschi in parete.

3. i ritratti del Luini

Gli Atellani erano una famiglia devotissima agli Sforza. Il segno di questa devozione è senz’altro la sala dei ritratti, la sala al pianterreno della casa dove sono dipinti, sotto una volta a lunette completamente affrescata con arabeschi e motivi vegetali, quattordici tondi con le fattezze di altrettanti uomini e donne della dinastia sforzesca. La sala dei ritratti è ormai attribuita con certezza a Bernardino Luini e bottega, ossia a Bernardino Luini e ai suoi quattro figli. Solo gli intrecci floreali del soffitto e delle volte, però, sono gli affreschi originali. Nel 1902, onde impedirne la più volte minacciata vendita all’estero, i ritratti sono stati acquistati dal Comune e trasferiti al museo del Castello Sforzesco, dove giacciono tuttora esposti. Gli affreschi presenti in sala oggi sono delle copie realizzate negli anni venti, all’epoca del progetto di Portaluppi.
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4. lo studio di Ettore Conti

Il senatore e ingegnere Ettore Conti è il primo, vero magnate dell’industria elettrica italiana. Con le sue imprese, nel primo Novecento, costruisce molte centrali idroelettriche nelle valli alpine, di regola su progetto di Portaluppi, diventando uno dei più importanti industriali del ventennio fascista. Nel suo studio, sopra il camino è esposto lo stemmone di alleanza concepito per il matrimonio di Cristina di Danimarca e Francesco II Sforza. Lo stemmone è composto dalle insegne di tutte le armi coinvolte nel matrimonio. La biblioteca e le pareti, con tanto di cariatidi, sono rivestite di boiserie seicentesca di scuola valtellinese. I quattro ritratti di cani vengono attribuiti al pittore barocco tedesco Rosa da Tivoli, mentre sulla parete opposta è appesa una Torre di Babele di Marten van Valckenborch, pittore fiammingo del tardo Cinquecento.

5. la sala dello scalone

Già nel 1922 questo scalone, pensato da Portaluppi, portava all’enfilade dei grandi saloni di rappresentanza del primo piano, abbattuti dai bombardamenti: la cosiddetta sala Omnibus, il vestibolo, la sala del bigliardo e il salone degli specchi, oltre alla sala da pranzo, l’unica conservata nello stesso volume. I fregi floreali vicino al soffitto ornavano il fronte sul giardino e fanno parte delle tante tracce e reliquie del tempo degli Atellani, ritrovate e riposizionate dall’architetto durante il cantiere: come la crocifissione e il quattrocentesco trono di grazia alla lombarda, sulle pareti accanto all’ingresso. Piero Portaluppi concede l’onore delle armi alle famiglie Taverna, Pianca e Martini incastonandone gli stemmi gentilizi nella balaustra dello scalone. Alle pareti si trovano una pianta settecentesca della casa, allora di proprietà dei conti Taverna, e una copia coeva del Veronese.

6. il giardino nascosto di Matteo Bandello

La Casa degli Atellani vive la sua età dell’oro nel periodo che va dal 1490, l’anno in cui Ludovico il Moro regala la proprietà a Giacometto, al 1535, l’anno in cui, dopo tante vicissitudini, Francesco II Sforza muore e il Ducato di Milano passa definitivamente allo straniero. È in questi anni che Matteo Bandello, frate domenicano di stanza alla Basilica delle Grazie, cortigiano e letterato, nonché caro amico dei figli di Giacometto, ambienta la maggior parte delle sue Novelle. Le 214 Novelle di Matteo Bandello, pubblicate nel 1554, sono in genere riconosciute come il novelliere più importante del sedicesimo secolo. Molte novelle sono annunciate dagli Atellani, oppure hanno gli Atellani come spettatori; molte vengono raccontate e ambientate sullo sfondo della loro casa e del loro giardino, luogo di cene e feste, centro privilegiato della vita mondana milanese.
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7. la Vigna di Leonardo

Leonardo da Vinci si trasferisce a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, nel 1482. Sedici anni dopo, nel 1498, Ludovico regala a Leonardo una vigna. Una vigna di forma rettangolare, larga 59 metri e lunga 175 metri, estesa nella direzione dell’attuale via de’ Grassi: una vigna di quasi sedici pertiche, oltre un ettaro di terreno. Parte della vigna di Leonardo si trovava qui, nel perimetro dell’attuale giardino di Casa degli Atellani. Leonardo da Vinci muore in Francia, ad Amboise, il 2 maggio 1519. Nel testamento ordina che la sua vigna, mai dimenticata, sia suddivisa in due lotti uguali: l’uno a Giovanbattista Villani, il servitore che l’ha seguito fino alla fine; l’altro all’allievo prediletto, Gian Giacomo Caprotti detto il Salaì.

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