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Gran Paradiso

Il Parco Nazionale Gran Paradiso è un’area protetta istituita dallo Stato al fine di conservare per le generazioni presenti e future gli ecosistemi di rilievo internazionale e nazionale delle valli attorno al massiccio del Gran Paradiso. Le finalità dell’Ente sono quindi la gestione e la tutela dell’area protetta, il mantenimento della biodiversità di questo territorio e del suo paesaggio, la ricerca scientifica, l’educazione ambientale, lo sviluppo e la promozione di un turismo sostenibile.

Nel passato il territorio del Parco era densamente popolato. I villaggi piemontesi presentavano abitazioni costruite interamente in pietra, mentre sul versante aostano la pietra si affiancava al legno.
La casa alpina riflette il carattere di una popolazione contadina attenta soprattutto alla funzionalità: il modello più comune prevedeva un edificio in pietra con la stalla al piano terreno, l’abitazione al primo piano e più sopra ancora il fienile. In questi sopravvivono anche elementi decorativi e artistici come i piloni votivi tipici della Val Soana, che testimoniano la religiosità popolare. Incisioni rupestri e affreschi, strade e ponti di origine romana, costruzioni militari, chiese e castelli medioevali, alpeggi, sentieri e mulattiere, muri a secco eretti per terrazzare i ripidi versanti, canalette irrigue in pietra e terra… raccontano la lunga storia di antiche popolazioni che hanno avuto il loro splendore a partire dalla metà dell’800, epoca in cui il re Vittorio Emanuele II di Savoia frequentava il Gran Paradiso per raggiungere le postazioni di caccia allo stambecco. Le case reali di caccia, edifici a un solo piano localizzate in ampi pianori oltre i 2000 metri, che erano destinate ad ospitare il re e la sua corte, sono gioielli del Parco che merita visitare.

Norme di comportamento

Se è vero che occorre essere rispettosi dell’ambiente in qualsiasi luogo, a maggior ragione occorre esserlo all’interno di un’area protetta. Solo così si potrà mantenere integro nel tempo un prezioso patrimonio che è di tutti noi.
Vediamo ora insieme quali sono i comportamenti da adottare. L’azione di una sola persona può sembrare insignificante, ma quando viene ripetuta da migliaia di turisti diventa un grave problema.

  • Rifiuti: riportali a valle

Dopo un pic-nic non abbandonare rifiuti e non nasconderli sotto un sasso. Ricorda che i tovagliolini di carta, che sono biodegradabili, in montagna impiegano quasi un anno per distruggersi. Per non parlare dei sacchetti di plastica, praticamente indistruttibili. Alcuni rifiuti sono anche pericolosi per gli animali in quanto taglienti (vetri, scatolette aperte, …); altri, come lattine e bottiglie, si trasformano in trappole mortali per insetti e piccoli roditori.

  • Fiori, insetti e minerali: lasciali dove sono

Non dimentichiamo che gli elementi della natura e del paesaggio hanno una loro funzione nel luogo in cui vivono. A chi non è capitato di raccogliere un mazzolino di fiori in un prato oppure qualche frammento di roccia con dei bei colori?
I fiori non esistono solo per il nostro piacere personale ma sono necessari all’ambiente naturale.

  • Fuochi e tende: solo nelle aree autorizzate

Nell’ambiente naturale anche un minimo gesto di disattenzione può provocare seri danni: accendi
il fuoco solo nelle aree attrezzate e quando fumi non abbandonare il mozzicone acceso. Oltre ad essere un rifiuto potrebbe causare un incendio!
Gli animali sono sensibili alla presenza dell’uomo. Se campeggi dove ti pare, crei disturbo alla fauna selvatica e rovini i pascoli.
Se vuoi pernottare in tenda sei il benvenuto, a patto che utilizzi gli appositi campeggi.

  • Animali selvatici: lasciali in pace

Stambecchi e camosci dopo il lungo inverno hanno a disposizione solo i mesi estivi per arrivare ben nutriti alla stagione della riproduzione. Non cercare di avvicinarti ma osservali da lontano, così potranno mangiare tranquilli. Anche marmotte ed uccelli di passo necessitano di tranquillità per accumulare risorse e riuscire a sopravvivere ai lunghi mesi in tana ed alla interminabile trasvolata verso le zone di svernamento in Africa.

  • Sentieri e mulattiere: non te ne allontanare

Quando passeggi in montagna ti può capitare di fare una scorciatoia. Questo innocente comportamento alla lunga crea diversi problemi:
• rovina la cotica erbosa
• provoca solchi profondi entro cui la pioggia si incanala e, scorrendo veloce, erode il terreno.
Inoltre il calpestio dei prati da sfalcio rende impossibile il taglio del fieno, che è una ricchezza per il contadino. Infine, se ti allontani dai sentieri, puoi anche rischiare di perderti!

  • Cani: meglio di no

Sicuramente il tuo cane è bravo. Sicuramente è molto ubbidiente. Forse lo porti sempre a spasso con il guinzaglio. Ma sei sicuro che il tuo cane, sentendo l’odore di selvatico, non ti sfugga di mano, magari per gioco, e non rincorra un camoscio o una marmotta, spaventandoli? In questo caso ti esporresti addirittura a una denuncia penale. Purtroppo ogni anno raccogliamo animali sbranati dai cani…Perciò nel parco vige il divieto di introduzione dei cani. Se ami il tuo cane ami anche tutti gli animali. Pensaci. Per ulteriori informazioni visita la pagina dedicata all’introduzione dei cani nel Parco, con le zone e i sentieri in cui è permesso portarli, sempre col guinzaglio, in deroga al regolamento

  • Voli in parapendio: i perchè di un divieto

Il sorvolo con qualsiasi mezzo, nel Parco come in qualsiasi altra area protetta nazionale, rappresenta un illecito di natura penale sulla base della legge quadro 394 sulle Aree Protette. Numerosi studi, condotti negli ultimi anni in ambiente alpino, dimostrano come proprio il parapendio può causare un notevole disturbo nei confronti della fauna selvatica e in particolare degli ungulati di montagna, come camoscio e stambecco.

In bici alla scoperta del Parco

16 itinerari cicloturistici, dai più semplici ai più impegnativi, per conoscere il Parco Nazionale Gran Paradiso in sella ad una bicicletta.

 

 

Fatica e libertà: ecco le due parole che vengono associate alla bicicletta, il mezzo di locomozione più democratico e naturale che ci sia. Le due ruote consentono infatti assaporare un grande senso di libertà e permettono di muoversi secondo il proprio ritmo su strade immerse nei boschi o su percorsi che costeggiano laghi e piccole borgate, in luoghi altrimenti inaccessibili agli altri mezzi di locomozione; per quanto concerne la fatica per fortuna, la tecnologia ci è venuta in soccorso: se è vero che il mezzo di propulsione della bicicletta rimangono pur sempre le gambe che spingono sui pedali, le nuove e-bike consentono infatti a chiunque di cimentarsi con percorsi anche molto impegnativi.

Muoversi nell’area protetta del Parco Nazionale Gran Paradiso in sella ad una bici è un’esperienza che arricchisce sotto molti punti di vista: contrariamente a quello che succede spostandosi in macchina, dove il paesaggio scorre fuori dal finestrino, in bicicletta si è immersi nell’ambiente naturale, se ne possono percepire i suoni, i colori, i fruscii, i profumi; si possono fare soste frequenti per ammirare un animale o un panorama, si può assaporare l’ebrezza di raggiungere la cima dopo la fatica della salita e godersi l’aria fresca durante la discesa.

Insomma: pedalare fa bene alla salute, al morale -perché il movimento mette in circolo le endorfine- e alla natura; è perfetto per chi si vuole semplicemente svagare, ma anche per chi si vuole mettere alla prova su itinerari difficili, che richiedono allenamento e impegno. L’essenziale è valutare i propri limiti ed esigenze e scegliere con oculatezza il percorso adatto (ci sono itinerari ideali anche per i bambini), perciò portate le bici o affittatele nel Parco: l’importante è pedalare!

É disponibile sul sito ufficiale del Parco una sezione dedicata (www.pngp.it/itinerari-bici) in cui è possibile trovare una selezione di itinerari comprensivi di descrizione, tracciato gps e dei punti di appoggio: ecco alcuni dei 16 percorsi proposti dal PNGP.

FACILE Anello del lago di Ceresole

Un suggestivo percorso che costeggia tutto il lago, tra i riflessi delle acque e la gradevole ombra dei larici della sponda meridionale del lago. È adatto anche ai bambini, con possibilità di tappe gioco nelle aree attrezzate. Parte del percorso è su strada sterrata con un unico tratto in pendenza in prossimità della diga. Si può partire da Pian della Balma o dalla borgata Villa, dove è possibile noleggiare le biciclette.

  • Località partenza: Ceresole Reale Pian della Balma – 1.590 m slm
  • Località di arrivo: Ceresole Reale Pian della Balma – 1.590 m slm Difficoltà: Facile – Lunghezza: 9 Km
  • Periodo consigliato: aprile – novembre
  • Fondo: misto asfalto/sterrato – Bici: MTB

MEDIO Da Campiglia Soana alla Grangia Barmaion

Un piacevole itinerario che risale il corso del Torrente Campiglia. Al ritorno, nei pressi dell’Alpe Azaria, dove in primavera si può assistere a una delle maggiori concentrazioni di camosci di tutto il parco, si può percorrere un sentiero parallelo che parte dalla Cappella del Sacro Cuore di Gesù e arriva nei pressi della Grangia Rondonero.

Due tappe culturali: una all’Azaria, con l’oasi dedicata a Rigoni Stern, che si innamorò di questo pianoro, e una a Campiglia Soana con il Centro Visitatori “L’uomo e i coltivi”, dove puoi approfondire il tema del ruolo dell’uomo nel suo rapporto con l’ambiente naturale.

  • Località partenza: Valprato località Campiglia – 1.350 m slm
  • Località di arrivo: Grangia Barmaion – 1.650 m slm Difficoltà: Medio – Lunghezza: 4,2 Km
  • Periodo consigliato: maggio – ottobre
  • Fondo: 100% sterrato –
  • Bici: MTB

IMPEGNATIVO La Valsavarenche

La più stretta e selvaggia delle valli valdostane: un vero lembo di autentica wilderness! In un ambiente incontaminato, la valle offre rete di ampie mulattiere in quota, l’eredità più preziosa del re cacciatore, Vittorio Emanuele II di Savoia, che, innamoratosi perdutamente dell’amenità di questi luoghi, costruì le case reali per la caccia di stambecchi e di camosci, dando vita alla Riserva Reale di Caccia che, nel tempo, avrebbe portato alla costituzione del Primo Parco Nazionale italiano. Sono figli di questa valle anche Emile Chanoux, figura importante dell’antifascismo che ha preceduto la Liberazione del 1945, e Federico Chabod, negli stessi anni padre del progetto dell’autonomia valdostana.

Da non perdere A Dégioz: il Centro Visitatori “I preziosi predatori” e a Rovenaud il museo della resistenza e l’itinerario storico – culturale nei villaggi di Molère, Rovenaud, Degioz e Pont. Località partenza: Villeneuve – 760 m slm

  • Località di arrivo: Pont – Valsavarenche – 1.951 m slm
  • Difficoltà: Impegnativo – Lunghezza: 31 Km Periodo consigliato: giugno – settembre
  • Fondo: 100% asfalto –
  • Bici: da strada

MOLTO IMPEGNATIVO Il Colle del Nivolet

Il percorso è interamente asfaltato e adatto a cicloturisti allenati. É l’ascesa più ambita e frequentata del Gran Paradiso: i panorami che si godono lungo il percorso meritano tutto lo sforzo della salita per raggiungere la conca glaciale del lago Serrù e il Piano del Nivolet, dove i meandri della Dora formano la torbiera più alta d’Europa, con ambienti acquatici ideali per la rana temporaria e per molte specie di piante.

  • Da non perdere Sopra il lago Agnel, punto panoramico del Belvedere e sulla catena del Gran Paradiso.
  • Località partenza: Ceresole Reale borgata Villa – 1.580 m slm
  • Località di arrivo: Piano del Nivolet – 2.610 m slm
  • Difficoltà: Molto impegnativo –
  • Lunghezza: 16 Km
  • Periodo consigliato: giugno – settembre
  • Fondo: 100% asfalto –
  • Bici: da strada

Per tutti gli altri itinerari, visitare il link www.pngp.it/itinerari-bici .

Non bisogna dimenticarsi che, trattandosi di un Parco Nazionale, ci sono regole di comportamento generale da rispettare e che sulle strade e le piste possono esserci turisti che si muovono a piedi, quindi è d’obbligo la prudenza. È anche importante ricordare che gli itinerari segnalati possono essere soggetti a danneggiamenti dovuti ad eventi climatici o frane: si consiglia quindi di informarsi prima della partenza.

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