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Filiera corta agroalimentare e km0 in tempi di crisi energetica

Scegliere prodotti a km 0 e filiera corta agroalimentare in tempi di crisi energetica

In tempi di crisi energetica è importante saper fare le scelte giuste. Il rialzo dei costi energetici che sta affliggendo il mercato, ha avuto effetto immediato sui prezzi dei beni di prima necessità e non solo. Il risultato è infatti un aumento dei prezzi a livello globale di ingente portata: dalle tariffe di luce e gas, al costo della benzina, ai viaggi, fino alle materie prime ed ai prodotti alimentari.  Proprio su questi ultimi ci vogliamo concentrare.

In uno scenario alquanto complesso qualcosa, come consumatori, possiamo infatti farlo. Preferire, ad esempio, prodotti a km 0, e prediligere la filiera corta, può avere notevoli vantaggi.

In questo articolo vogliamo quindi approfondire tutti gli aspetti collegati e correlati alla filiera agroalimentare, per comprenderne i numerosi benefici. Partiamo subito dalla differenza tra filiera corta e prodotti a km0.

Filiera corta agroalimentare

La filiera agroalimentare è il percorso che la materia prima alimentare compie dalla terra alla tavola. Ovvero si parte dall’apporto di materie prime (prodotti agricoli del territorio, carni, pesci, latte e prodotti caseari), alla produzione dei beni alimentari, alla loro distribuzione, fino ad arrivare nelle case dei consumatori finali che li acquistano nei supermercati, in negozio o nei ristoranti.

Per filiera agroalimentare si intende quindi l’insieme di tutti i passaggi e le transazioni che un prodotto alimentare effettua prima di giungere al consumatore finale. La catena di fornitura ha quindi tanti anelli, quanti sono i passaggi che la compongono. Più anelli ci sono, più passaggi ci sono e più la filiera si allunga. Un elevato numero di passaggi, che separano il primo grado dall’ultimo, può comportare diverse conseguenze.

La tracciabilità diventa infatti un concetto importante. Si intende la possibilità di identificare e tracciare di tutti i passaggi del processo produttivo, tra cui anche la provenienza.

Il processo segue infatti precise fasi e vede coinvolti numerosi attori: agricoltori, pescatori, allevatori, produttori di mangimi e sementi, industria di trasformazione e di confezionamento, trasportatori e distributori, commercianti all’ingrosso e al dettaglio, fino al consumatore finale.

A seconda di quanti passaggi subisce il prodotto ed il numero di soggetti coinvolti, la filiera agro-alimentare può essere lunga o corta.

La filiera agroalimentare corta è quindi caratterizzata da un numero limitato e circoscritto di passaggi produttivi, di lavoratori e di intermediazioni commerciali. Si intende l’insieme di attività che prevedono un rapporto diretto tra produttore e consumatore. La sua distribuzione è inoltre contenuta a livello geografico, limitandosi a territori circoscritti.

Questa scelta distributiva, che valorizza i prodotti locali, ha quindi il vantaggio di ridurre il numero di intermediari, accorciando le distanze.

Gli agricoltori, i pescatori e gli stessi allevatori possono così finalmente riconquistare il loro ruolo attivo nel sistema agroalimentare, potendo persino vendere direttamente al consumatore finale, anche online.

Prodotti a km0

I prodotti a chilometro 0 sono i prodotti locali, la cui provenienza è vicina, circostante, il meno lontana possibile dal punto di distribuzione.

Filiera corta e prodotti a km 0 non sono per cui sinonimi. Si può avere un solo passaggio di intermediazione con un produttore che sta in realtà a notevole distanza. Ad esempio, ciò avviene se dal Nord Italia acquistiamo le arance direttamente da un agricoltore del Sud Italia. Oppure si può prediligere un prodotto locale, che però attraversa un processo di filiera lunga. In questo caso non si prevede quindi il contatto diretto con il produttore, ma il prodotto arriva alla grande distribuzione.

Proprio per questo motivo da poco è stato introdotto il termine di “Chilometro vero“, che si fonda sulla piena identificabilità e riconoscibilità della provenienza di un prodotto, in virtù di una conoscenza personale o di referenza diretta. Si verifica quando si sceglie di comprare a distanza, ma sapendo bene perché e da chi, senza intermediazioni, né passaggi ulteriori. Un solo grado di separazione, attraverso una relazione di fiducia.

Qui non è tanto la distanza il fattore determinante, ma la totale “trasparenza” della filiera di produzione. Ogni merce deve essere tracciata e il consumatore deve essere messo in grado di scegliere consapevolmente, avendo a disposizione tutte le informazioni sulla filiera.

Questo nuovo concetto parte dal presupposto che non tutte le zone d’Italia sono uguali e non tutte hanno una grande varietà di prodotti e sono vocate all’agricoltura. In questi casi, il km 0 non può essere applicato ovunque.

Dove però è possibile optare per prodotti a chilometro 0, è meglio prediligere questa scelta, favorendo una filiera corta. In tutto ciò, la crisi energetica è un altro fattore determinante che ci spinge verso questo nuovo comportamento di acquisto.

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La crisi energetica in Italia

Ma cosa c’entrano esattamente la filiera corta ed i prodotti a km0 con la crisi energetica? Non vogliamo addentrarci sulle cause, ma approfondire gli effetti che questa situazione sta riversando sulla filiera agroalimentare.

L’energia ha avuto un incremento spaventoso negli ultimi mesi, ed il prezzo delle materie prime è conseguentemente raddoppiato. Gas naturale, energia elettrica e petrolio sono i protagonisti di questa crisi italiana e globale.

La filiera produttiva si trova quindi in forte difficoltà, travolta dai rincari dei prezzi dell’economia, che si riversano sulle bollette di luce e gas e sui costi dei trasporti. Di conseguenza tutto il processo di produzione, da monte a valle, ha subito un aumento di costi a catena, dovuti al caro energia.

Le aziende produttrici acquistano le materie prime ad un prezzo più alto, le trasformano con costi altrettanto lievitati, e le rivendono maggiorati. Gli stessi costi per l’imballaggio, sono aumentati, ed il petrolio ha fatto lievitare i costi dei trasporti.

Questo meccanismo a catena fa sì che il prezzo finale del prodotto sale vertiginosamente, fino ad arrivare all’utente finale. Più è lunga la catena più si appesantisce di costi che graveranno sul consumatore, con il rischio che ciò si riversi negativamente sul settore. Infatti, i consumatori finali non saranno più in grado di sostenere prezzi troppo elevati, che gravano pesantemente sulle loro tasche. Tutto ciò si traduce inevitabilmente in una riduzione degli acquisti e persino in ristoranti vuoti senza clienti.

Ecco perché ad esempio, stiamo assistendo ad un rincaro di pane e pasta. Le voci di costo che provocano gli aumenti sono dovute a: rincari sulle materie prime (frumento, grano, farine e semole, ma anche carni, pesci e verdure per la produzione di paste fresche ripiene), aumento dei costi energetici (luce e gas) per avviare la produzione, incremento dei costi per l’acquisto di materiali per il confezionamento e l’imballaggio e lo stesso costo del petrolio per il trasporto è lievitato.

Lo stesso vale ad esempio per la filiera del formaggio, un altro prodotto che fa parte della nostra storia e tradizione italiana. La filiera lunga vede coinvolti i seguenti attori: allevatori, produttori, aziende di trasformazione e Grande Distribuzione. Ad ogni passaggio della catena i costi lievitano: sono aumentate le materie prime per produrre latte e formaggi, i costi di produzione dovuti all’aumento di energia e gas, il packaging, il trasporto, ed i costi della grande distribuzione in ultimo.

Il caro energia ferma anche i pescherecci

Il caro energia, purtroppo, non prevede un miglioramento fino alla metà del prossimo anno. L’aggravarsi della situazione geopolitica internazionale, con la guerra in Ucraina non promette una risoluzione immediata del problema, che potrebbe degenerare.

Un altro settore fortemente colpito da questi rincari è la pesca. Il caro energia sta mettendo in crisi anche i pescherecci che si trovano costretti a rimanere in porto. Uscire in mare, infatti, non è più economicamente sostenibile. L’aumento del +67% del prezzo del gasolio, che consiste in un aumento di +37.000 € all’anno, sta fermando il settore.

Il carburante rappresenta ben l’80% dei costi di un peschereccio. Sostenere questi aumenti li costringe a navigare in perdita ed azzerare i loro guadagni. Molte barche hanno infatti deciso di restare fermi in banchina, con forti ripercussioni sulla filiera e sull’occupazione del settore. L’effetto di questa situazione si abbatte come una tempesta sul consumatore finale.

Spesso non sapendolo, consumiamo pesci stranieri nei ristoranti, che non hanno l’obbligo di indicazione di origine dei prodotti. Tutto ciò ha infatti favorito le importazioni di pesce straniero, che offre meno garanzie del pesce italiano, sia in termini di qualità che rispetto dei fondali e dell’ambiente marino.

Per sopravvivere in questa situazione, fondamentali sono proprio le scelte dei consumatori verso l’approvvigionamento di frutta e verdura da produttori locali e ristoranti attenti all’ambiente. Quindi, come possiamo resistere in tempi di crisi?

Scegliendo prodotti a km 0, le merci si spostano per un massimo di 100 km dal loro punto di origine. Questo si traduce in una minore spesa energetica ed economica nei trasporti. Scegliendo allo stesso tempo una filiera corta, si hanno minori passaggi ed un rincaro dei prezzi fortemente inferiore.

Da non dimenticare che prediligere prodotti a chilometro 0 favorisce un impatto ambientale inferiore. Ma vediamo meglio nello specifico quali sono i benefici complessivi di queste scelte.

I benefici della filiera agroalimentare corta

I sistemi agroalimentari locali e le filiere corte offrono molteplici benefici all’economia, all’ambiente e alle comunità. In questo loro ruolo possono fungere persino da precursori di una nuova era di sistemi agroalimentari sostenibili in grado di contribuire allo sviluppo delle zone rurali.

  1. Controllo dei costi e maggiori ricavi per l’agricoltore: in una filiera agroalimentare lunga, gli agricoltori vendono i loro prodotti di base ad un prezzo basso. Una percentuale elevata del valore di mercato dei generi alimentari viene invece conquistata da produttori, trasformatori e dettaglianti. Riducendo al minimo il numero degli intermediari tra agricoltori e consumatori, i primi hanno la possibilità di riappropriarsi di parte del valore, che altrimenti si disperderebbe nei vari passaggi lungo la filiera, potendosi trattenere una percentuale maggiore del denaro speso dai consumatori locali. Inoltre, si riesce a garantire una maggior trasparenza sul prezzo, cosa che diventa complicata nel caso di filiere con numerosi intermediari. Una buona motivazione per incrementare le vendite dirette ai consumatori.
  2. Stabilità dei prezzi e risparmio per i consumatori: l’utilizzo del canale corto diretto consente la possibilità all’agricoltore di incidere direttamente sul prezzo. Il contenimento dei costi di produzione e l’assenza di intermediazione hanno infatti un impatto determinante sul fattore prezzo. I prodotti diventando generalmente più convenienti per i consumatori rispetto a quelli proposti dai canali tradizionali, con un notevole risparmio per i consumatori finali.
  3. Risparmio energetico e minor inquinamento: le filiere corte evitano il trasporto su lunghe distanze e consentono di ridurre le necessità di refrigerazione, conservazione ed imballaggio, contenendo al minimo le emissioni di gas a effetto serra. Risparmiando sui costi di carburante, per loro natura consentono inoltre di mitigare l’impatto sul cosiddetto “picco di petrolio“. Non solo, i caratteri di stagionalità e territorialità che distinguono la vendita diretta consentono risparmi in termini di costi di produzione poiché limitano l’uso di energia.
  4. Metodi di coltivazione più sostenibili: i sistemi agroalimentari locali consentono di diversificare l’economia rendendola più resistente e adattabile ai cambiamenti. ll canale della vendita diretta diventa, inoltre, lo strumento ideale di diffusione di prodotti biologici e da agricoltura integrata, ottenuti con minore uso di prodotti chimici. Inoltre aiuta a preservare le specie vegetali autoctone. La difesa dell’ambiente è una conseguenza del consumo di prodotti locali.
  5. Sostegno della comunità locale e creazione di posti di lavoro: i sistemi agroalimentari locali incoraggiano la cooperazione tra imprese che operano lungo tutta la filiera, con un forte impegno a favore della comunità. La collaborazione favorisce inoltre iniziative innovative, manifestazioni e momenti di riflessione, contribuendo ad alimentare i rapporti di fiducia tra i diversi attori. Tutto ciò consente anche che maggiori quantità di denaro vengano trattenute nella comunità locale, favorendo lo sviluppo dell’economia agricola locale.
  6. Rapporto diretto con i produttori: la filiera corta consente di instaurare un legame diretto con il produttore. Questo alimenta una maggior sicurezza alimentare. Diventa inoltre una occasione per recuperare un contatto con il mondo rurale, spesso dimenticato, alla riscoperta della cultura rurale.
  7. Sviluppo del turismo: la filiera corta favorisce l’attività turistica grazie al rafforzamento dell’identità culturale dell’area. I sistemi agroalimentari locali si basano spesso sulla conoscenza e salvaguardia delle tradizioni, delle usanze locali e della cultura enogastronomia del territorio. Promuovono il mantenimento del patrimonio culturale e valorizzano i prodotti del territorio. Le filiere corte sviluppano un senso di orgoglio e appartenenza alla zona, rafforzando la coesione sociale e promuovendo uno sviluppo più sostenibile della comunità locale.
  8. Garanzia di qualità, freschezza e genuinità dei prodotti alimentari stagionali. Si tratta di prodotti che non hanno subito trattamenti per ritardarne la decomposizione e quindi risultano freschi e naturali al momento dell’acquisto da parte del consumatore.
  9. Riduzione dello spreco alimentare: la produzione su piccola o media scala, a filiera corta, che rispetta le esigenze della comunità locale, riduce lo spreco alimentare.

Mettere in tavola alimenti locali diventa così una scelta semplice e che ogni consumatore consapevole dovrebbe prendere in considerazione.

L’impegno di PiùTurismo

Noi di PiùTurismo sposiamo questa filosofia da oltre 10 anni, con un forte impegno a sostegno delle attività ricettive e ricreative ecosostenibili.

All’intero del nostro circuito abbiamo riunito tutte le aziende che condividono i nostri stessi valori, con un ruolo attivo nella difesa dell’ambiente a supporto della sostenibilità. Nello specifico, i nostri partner favoriscono l’economia locale, hanno un occhio di riguardo al territorio ed alla comunità a cui appartengono e partecipano attivamente al rispetto dell’ecosistema.

Coloro che da tempo, ad esempio, hanno investito per autoprodursi l’energia, con impianti fotovoltaici o eolici, riusciranno a fronteggiare quasi indenni questa situazione. É l’esempio di La Francesca Resort, una struttura che sorge all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale Marino delle Cinque Terre, in Liguria. In 4 anni con l’impianto fotovoltaico ha prodotto 90.000 Kwh, una manna dal cielo in questo momento storico.

Un altro modello da imitare è Il Borgo Zen, centro olistico in Val taleggio (BG), che con i suoi pannelli solari e fotovoltaici riscalda l’acqua e produce energia elettrica all’intera struttura.

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