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La Rocca di Manerba, una delle gemme dal Lago di Garda

Arroccata su uno sperone roccioso a picco sulla sponda bresciana Lago di Garda, la Rocca di Manerba è uno di quei luoghi in cui ogni volta che torni riesci a sorprenderti.

Con una vista panoramica d’eccezione sul lago – da Sirmione a Toscolano Maderno, da Bardolino a Salò – la Rocca di Manerba è sicuramente il luogo adatto agli amanti della fotografia che si porteranno a casa un sacco di soddisfazioni ma lo è anche per chi desidera riconciliarsi con se stesso immergendosi in un ambiente naturale d’eccezione.

Gli scavi archeologici nell’area sottostante la Rocca hanno portato alla luce tracce di insediamenti del Mesolitico che testimonierebbero la presenza dell’uomo nella zona tra gli 8.000 e i 5.000 anni fa, oltre alla presenza di insediamenti Etruschi, Galli Cenomani e Romani. Sono stati rinvenuti inoltre tre circuiti di mura difensive risalenti al XII e al XIII secolo di cui il più interno racchiude la sommità della Rocca.

Ultimo baluardo di resistenza dei Longobardi ai Franchi di Carlo Magno che la donò ai monaci di San Zeno di Verona, la Rocca passò sotto la proprietà degli Scaligeri, dei Visconti e, infine, della Repubblica Veneta che ne decretò la fine nel 1574 perché divenuta un’inespugnabile fortezza di fuorilegge.

La Rocca di Manerba è una rocca leggendaria. Si narra infatti che un lupo ferocissimo abitasse sulla rupe di Manerba impedendo a chiunque di avvicinarsi. Dopo aver tentato invano di catturarlo, gli abitanti decisero di mettere una taglia sulla sua testa e tra i tanti giovani che si presentarono all’appello, ne vennero scelti tre: un giovane cacciatore di Moniga, un pescatore della Raffa e un contadino della Piave. Il primo tentò di attirare il lupo con un’esca viva ma fallì e venne scaraventato giù dalle scogliere; il secondo cercò di intrappolarlo in una grande rete ma seguì l’esempio del povero predecessore; il terzo, dopo averlo attirato con finti ululati, lo affrontò innalzando una croce e intimandogli di arretrare. Miracolosamente il lupo ubbidì fino a cadere anche lui dalla rupe. Sembra poi che mentre il popolo festeggiava il vincitore erigendo una croce in cima alla Rocca, i corpi dei due giovani sfortunati si trasformarono in due grandi scogli. Un po’ macabra forse ma le leggende regalano sempre un certo colore alla realtà.

La Rocca di Manerba si trova all’interno di un’ampia area nota come “Parco Naturale Archeologico della Rocca – Sasso “ che su una superficie di circa 90 ettari comprende, oltre alla Rocca e al Sasso su cui si erge, tutta la fascia costiera tra Pisenze e Dusano.

Grazie ai lavori di restauro e valorizzazione archeologica e ambientale, si possono vedere sulla sommità della Rocca i resti dell’antico castello medievale e di altre strutture molto antiche e si possono intraprendere vari sentieri in mezzo a quest’oasi naturalistica che ospita numerose varietà e rarità botaniche tra cui l’orchidea selvatica.

Al Centro Visitatori del Parco, punto di partenza privilegiato per le escursioni nel parco, si trova anche il Museo Civico Archeologico della Valtenesi in cui sono illustrati gli insediamenti del sito pluristratificato della Rocca e del Sasso, oltre a quello della Pieve di Santa Maria e quello in riva al lago, con resti di un abitato palafitticolo dell’Età del Bronzo.

Una meraviglia apprezzata tanto dai bresciani che approfittano delle lunghe giornate estive per concedersi qualche ora fuori dal mondo, senza doversi allontanare troppo, quanto dai visitatori del lago che tra la visione di Villa Bettoni e un giro al Museo di Salò – giusto per fare qualche esempio – si regalano il tempo di un respiro in mezzo alla magia della natura.

 

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