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Oasi WWF La Bula

Un tempo area degradata lungo il fiume Tanaro, deposito di rifiuti e sede di attività illecite, ora La Bula è un Oasi WWF ricca di stagni, laghetti, isolotti, lanche, canneti, grazie ad un progetto avanzato di ingegneria naturalistica, che ne hanno fatto un paradiso per gli uccelli acquatici. L’Oasi La Bula si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria (SIC IT1170003) nel Comune di Asti. L’area, di circa 20 ettari, è una ex cava recuperata ed è in corso un’opera di ripristino ambientale generale che prevede la reintroduzione di specie arboree autoctone, ancora presenti lungo le sponde del Tanaro. Alcuni animali stanno tornando all’Oasi spontaneamente.

Un tempo area degradata in conseguenza a scavi di materiali inerti lungo la sponda destra del fiume Tanaro, deposito di rifiuti e sede di attività illecite, si sta trasformando in una serie di stagni, laghetti, isolotti, lanche, canneti, ecc. Si tratta di un progetto avanzato d’ingegneria naturalistica finalizzato alla ricostruzione di uno degli ambienti fluviali un tempo comuni lungo le sponde dei fiumi, ora quasi completamente cancellati dall’opera dell’uomo.
L’opera è di particolare importanza anche perché è un concreto ed innovativo strumento che, partendo da un’attività potenzialmente devastatoria come l’estrazione di ghiaia e sabbia, la concentra in un’area ristretta, con lo scopo finale di creare un’oasi, evitando tra l’altro scavi banali sparsi nella zona golenale del fiume, senza un quadro d’insieme. Alla progettazione hanno contribuito un folto gruppo di architetti, ingegneri, naturalisti, dottori forestali, e il risultato che si sta delineando è superiore alle aspettative fondate su studi teorici ed osservazioni in natura del residuo patrimonio floro-faunistico del fiume Tanaro: mentre gli scavi procedono, nelle zone rinaturalizzate la Natura riconquista spontaneamente il luogo.
Gli uccelli che si spostano lungo l’asse del Tanaro tra Asti ed Alba hanno trovato un sito protetto (è stata chiusa la caccia nella zona) di sosta e nidificazione: airone cenerino, airone bianco maggiore, il raro airone rosso, garzetta, tarabuso, tarabusino, folaghe, gallinelle d’acqua, martin pescatore, falco di palude, sono alcune delle specie censite in questi anni nell’acqua o sulle rive, mentre sui vecchi salici e pioppi che sopravvivono alla totale eliminazione della vegetazione, trovano rifugio molti uccelli canori, quali le cince di varie specie, il rigogolo, il saltimpalo, la capinera, il pettirosso, il verdone, ecc.
Anche la fauna minore si sta riprendendo: sono stati osservati il biacco, la natrice dal collare, la rana verde, il tritone crestato e tanti invertebrati, tra cui spiccano varie specie di libellule, spesso abbondantissime e di farfalle.
Sulla base di questo successo la Regione Piemonte ha concesso tutte le necessarie autorizzazioni alle escavazioni (“coltivazione di cava”) e ha più volte indicato il progetto come esempio da seguire in altre realtà.

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