fbpx

Il mare di Scilla: emozioni subacquee

Forse perché da vecchio medico penso sempre che il nostro corpo è per oltre la metà “acqua di mare”. Scilla è mare: nel mito, nella poesia, nell’economia, nel paesaggio e nella conformazione del suo abitato. Sin da bambino andare a Scilla voleva dire goduria.
Ampie spiagge, rocce, casette che si tuffano nel mare e soprattutto un mare dai mille colori. Ho subito scoperto la peculiarità di questo paese: cambia, muta di continuo. Per rivivere un tramonto, un refolo di corrente che rende l’acqua cristallina, per vedere nuotare lentamente i capodogli devi incontrarti con il momento giusto. Da subacqueo avere una casa che ti permettesse di indossare muta e bombole in casa e sceso qualche gradino immergerti direttamente era il mio sogno.
Ma Scilla, il Borgo di Chianalea, è diventato turistico solo nell’ultimo decennio. Prima eri straniero e trovare casa a Chianalea era veramente difficile. Poi ci sono riuscito e incredibilmente ho pure comperato una vecchia casetta di pescatori. Tempo di realizzare definitivamente il mio sogno ho scoperto che il tempo come il mare cambia un po’ tutto. Le figlie diventano grandi, non vogliono più fare le vacanze al mare con i genitori accompagnando gli amici sul gommone di papà alla scoperta di calette, immersioni e pesca ed allora un’idea.
Vorrei condividere con gli altri le emozioni di questo luogo e non lasciare che soldi e tanta fatica si ammuffiscano nella salsedine di Scilla.
Nasce il B&B Chianalea 54. Sapete quanti B&B eravamo quando abbiamo aperto: ben due! E così per qualche anno. Vi domanderete allora sei un esperto: un accurato conoscitore della biologia marina, della storia di Scilla, delle tecniche di pesca. Nulla di più falso. In verità conosco molto, alcune immersioni sono come stanze di casa, conosco il ritmo delle correnti ed i segnali “le palombelle” che annunciano l’entrata dello scirocco.
Ma qualunque vecchio pescatore, pur senza avere mai indossato una maschera, mi ha sempre descritto fotograficamente massi, rocce, abitata del fondale. Così come molti amici possono incantarvi per ore nel racconto delle meraviglie della biodiversità del mare di Scilla o su come le Alpi, in una millenaria orogenesi, siano arrivate in Calabria e nei sali e scendi della terra parte dei suoi fondali non siano altro che territorio Alpino. Nel narrare, in un’epoca in cui pullulano gli esperti, bisogna essere cauti. In primo luogo perché conosco quale fatica comporti essere veramente esperti e poi perché il territorio della Costa Viola, lo stretto di Messina – Scilla ne è l’ingresso– variano di continuo. Solo per capirci un po’ nello stretto le correnti cambiano direzione ogni sei ore, e con la luna piena arrivano ad oltre sei nodi – difficilmente una barca a vela raggiunge questa velocità-, ed in più le acque ioniche, africane si mischiano con quelle tirreniche, nordiche. Aggiungete un dislivello di qualche migliaio di metri e potete capire che gran guazzabuglio realizza la natura. Ma questa confusione è biologicamente una goduria. Sapete come mai da millenni – documentato dall’epoca fenicia- il territorio è vocato alla pesca (a Scilla si chiama caccia, ma questa è un’altra storia) del pescespada; semplicemente perché da aprile a luglio è luogo di riproduzione per questa specie. E tonni, capodogli, delfini, razze e quanto di pelagico esiste per andare nei mari caldi devono passare da Scilla e nel frattempo si nutrono bene. Perché non sono diventato un esperto; in primo luogo perché ho sempre studiato in un altro campo di per sé impegnativo e secondariamente perché dopo una vita di frequentazione di Scilla conservo ancora il gusto della scoperta, di lasciarmi piacevolmente stupire senza dover cercare, studiare. D
opo quasi 600 parole spero, prima di mandarmi al diavolo, vi siate chiesto ma che relazione ha tutto questo con il turismo marino? Semplice provare a farvi capire che Scilla, il suo mare, le sue immersioni sono veramente fonte di emozioni. Ma se i suoi colori, i suoi pesci, le gorgonie della “Montagna” hanno poco da invidiare al mar Rosso esiste una differenza sostanziale. Le immersioni non sono difficili il mare si. Bisogna conoscerlo profondamente. Ma devo essere un sub superesperto per poter godere di questi spettacoli. No anche in pochi metri d’acqua, basta un po’ di snorkeling vi farà scoprire la prateria di posidonia ricca di pesci, murene e stelle marine, che, intramezzata da rocce e grotticelle, si trova di fronte Chianalea, o immergersi nelle franate, ricche di vita, di fronte al castello o a punta Paci, o, ancora, assistere alla danza chilometrica delle sardine davanti alla battigia di Marina Grande. Altra considerazione le immersioni profonde. È assolutamente necessario appoggiarsi ai Diving,  Diving Scilla e il Diving MegaleHellas. Il primo è ubicato a Chianalea, l’altro a Gioiosa Ionica ma si sposta frequentemente a Scilla ed è attrezzato per escursioni nei maggiori siti, relitti, aree archeosub della Calabria (da non sottovalutare nello staff Eleonora, archeologa, Guida del Parco dell’Aspromonte, profonda conoscitrice di ogni angolo, sito archeologico, del mare della montagna). Naturalmente non sono gli unici Diving nella zona, molti altri validi ed accessibili. Con loro tuttavia condividiamo da anni uno sviluppo turistico sostenibile del territorio e sono ad alto livello di specializzazione e sicurezza. Le serie di immagini e descrizioni che vi proponiamo sono tratte dai siti internet di questi Diving e dalle foto di Francesco Turano appassionato ed eccellente fotografo.

Il sito di immersione più famoso è la “montagna”, dai vecchi sub detto “dente di cane”. Un monolite roccioso che spunta nel profondo blu nelle sabbia bianca di Marina Grande qualche decina di metri di fronte al Castello. Illuminata dalla torce , siamo into ai 35 metri di blu, appare una guglia imponente con pareti verticali, alta una ventina di metri. Circumnavigando il faraglione sommerso in senso orario e, tornando verso sud, si perlustra la parete rivolta verso la costa, segnata da una profonda spaccatura verticale, sovente abitata da pesci e crostacei.
Biglietto da visita per i fondali di Scilla, questo sito presenta caratteristiche uniche in Mediterraneo e un benthos così colorato da non temere confronti di alcun tipo.

Ed è proprio il contrasto tra il bianco della sabbia e l’oscurità del blu che ti abbaglia l’intensità, la varietà di colori e pesci.

Siamo nel regno dei celenterati, invertebrati marini coloniali che hanno colorato questi fondali al punto da renderli paragonabili a quelli tropicali. Tra questi spicca una gorgonia, la Paramuricea clavata, che ricopre densamente le pareti del grande pinnacolo; comunemente di colore rosso, qui si incontra nella sua variante cromatica gialla o bicolore. Queste si diradano solo nella metà superiore della secca, dove lasciano spazio all’insediamento di gruppetti di Astroides calycularis e di qualche Eunicella cavolinii. Sul pianoro sabbioso che precede la montagna enormi Cerianthus membranaceus secolari sfoggiano i loro sgargianti tentacoli bianchi con gli apici luminescenti.

Sulle gorgonie sono insediati grappoli di Clavelina lepadiformis, mentre pochi esemplari di Halocintia papillosa e qualche Microcosmus sulcatus colonizzano il substrato a disposizione, completando la presenza dei tunicati. Corpulenti esemplari di vermocane (Hermodice carunculata) passeggiano sui rami delle gorgonie, generose di squisiti polipi, loro prediletto nutrimento.
Sui fondali di Scilla eccezionalmente sono stati inoltre individuati diversi esemplari di un raro echinoderma, l’Astrospartus mediterraneus. Ed infine i pesci: tipica la presenza, da gennaio ad aprile/maggio, di splendidi pesci San Pietro e grosse rane pescatrici. Da ottobre a dicembre è possibile invece l’incontro coi pelagici: banchi di ricciole, tonnetti o palamiti compaiono dal blu come per incanto, per poi sparire allo stesso modo. Stanziali e sornioni, grossi scorfani rossi sono immobili sul fondo, mentre ogni tanto qualche cernia, grandi murene e qualche timida musdea si lasciano osservare tra le buie fenditure della roccia.

Se le correnti sono favorevoli, d’altronde l’immersione è possibile sono nel periodo di stanca- quando le correnti nell’invertire il proprio flusso diventano quasi nulle ( il peri0do di stanca varia, a secondo della fase lunare,  da venti minuti ad un ora)- osservare un secolare magnifico Cerianthus.

Altre immersioni ben conosciute sono la Mpaddata e la secca di  delle Cento cipolle e la pietra Voia. Che centrano le cipolle sott’acqua. Semplice gli scorfani nel dialetto locale sono detti “cipolle”.

E se volte venire a trovarci al B&B Chianalea 54 anche solo per prendere un caffè.

Lascia un Commento

CONDIVIDI