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Orienteering

Per chi non lo conoscesse, qualche cenno: una location, che può andare dalla città (ho partecipato da giovane agli internazionali di Venezia: avevo 14 anni, per “colpa” di quella gara mi sono innamorato perdutamente di quella città) alla campagna, bosco o foresta. Una piantina, muta, senza alcun nome scritto, una bussola e un numero preciso di lanterne da raggiungere. Lo scopo è, per l’appunto, orientarsi, e con la propria abilità raggiungere le varie lanterne numerate, punzonare la scheda di controllo, e continuare raggiungendo nel più breve tempo possibile tutti gli obiettivi.

È uno sport di gruppo, sociale, divertente e coinvolgente. Ho provato a gareggiare ai nazionali in un bosco in piena fioritura dei pioppi, con la mia allergia, e a correre in team a Venezia (si gareggiava a coppie) cercando di capirmi in inglese con un coetaneo tedesco.

Ricordi bellissimi, e uno sport che è una vera e propria preparazione alla vita. Sapersi orientare con una bussola, se non hai fatto il boy scout, è una capacità solo di pochi, e involontariamente nella vita mi sono ritrovato a doverlo fare anche come militare in addestramento prima, come subacqueo prendendo i brevetti avanzati dopo, e in entrambi i casi  sapevo esattamente come si usava una bussola.

Uno sport da consigliare ai propri figli, insomma, che ci regala ricordi indimenticabili e ci insegna qualcosa che va al di là della gara: scoprire un territorio, imparare a muoversi attraverso una città agilmente, prendere punti di riferimento… tutte cose che poi ci tocca fare ogni giorno, inconsapevolmente.