La madre del marinaio

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Victor si stava arrampicando sull’albero del giardino e seguiva con lo sguardo il fratello minore dietro di lui. Ad un tratto Victor...

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Victor si stava arrampicando sull’albero del giardino e seguiva con lo sguardo il fratello minore dietro di lui. Ad un tratto Victor vide il fratello perdere la presa sul ramo e precipitare senza riuscire ad afferrare un appiglio. Alla fine solo lo schianto a terra, il fratello immobile al suolo e l’urlo di sua madre, che rimbombava nelle sue orecchie.

Victor si risvegliò in preda all’angoscia, ansimante. Negli ultimi tempi riviveva l’incidente a ogni sonno notturno, e rivedeva il viso di sua madre coperto da un’ombra, quell’ombra dietro la quale si era trincerata per il resto della sua vita. Quante volte aveva cercato di distoglierla dalla sua pesante tristezza. Faceva di tutto per farla ridere e sentirla vicina, ma era lo spazio di un attimo e subito dopo tornava tutto come prima. Gli sembrava che da sua madre venisse un muto rimprovero, e per non sentirlo non si fermava mai.

Dopo la morte di sua madre si era imbarcato su una nave mercantile. Lavorava molto e i suoi compagni lo trovavano simpatico, sempre pronto alla battuta, allo scherzo, al divertimento. Lui cercava di piacere a tutti e di rallegrare tutti, questo era diventato ormai il suo compito. Aveva conosciuto donne in tanti luoghi diversi, sempre più grandi di lui. Era un seduttore e quasi sempre le conquistava. Ma era qualcosa di effimero, e quella continua fatica non gli dava tregua, voleva liberarsene ma non sapeva come.

In quei giorni la sua nave lo stava portando proprio nell’isola dove era nata sua madre, Cefalonia, che aveva visto solo una volta da bambino. Dopo allora non aveva più potuto tornare. Con un misto di agitazione e aspettativa, osservava la baia di Assos mentre la nave entrava in porto. Era il tramonto e la luce rosata si rifletteva sulle case bianche, sulle scogliere intorno alla baia e sull’acqua lievemente ondulata del porticciolo. Un profumo dolce, di fichi e mandorle, si spandeva nell’aria. La fortezza veneziana là in alto gli dava un senso di protezione e di familiarità.

Non ricordava molto di quando era venuto da bambino. Aveva un’immagine sfocata della casa dei nonni e non avrebbe saputo ritrovarla. Sapeva che i nonni erano morti, ma una zia, la sorella di sua madre, doveva essere ancora viva. Si mise a cercarla chiedendo alle persone che incontrava in paese. Gli fu indicata la sua casa, una piccola casa ai bordi del paese, con una vivace macchia di bungavillee da un lato.

Gli venne ad aprire la zia. Aveva qualcosa di familiare nel portamento e nel modo di parlare. Si sentì a suo agio con lei, come se la conoscesse da molto tempo. Parlarono a lungo e lei gli chiese di tornare nei giorni successivi. Un pomeriggio Victor le chiese di parlargli di sua madre e della sua infanzia sull’isola. La zia sembrava assorta in lontani ricordi. Gli disse che sua madre era stata una bambina un po’ taciturna, ma non volle aggiungere altro. Victor le chiese di dirgli di più, insistendo cortesemente, ma invano. Solo il giorno prima che lui ripartisse la zia decise di parlargli di sua madre.

Victor, fin da quando eravamo bambine ho sentito una sofferenza in tua madre, che non l’ha abbandonata quasi mai, era come una seconda pelle. Non avevo mai capito bene il perché, sapevo solo che era una sofferenza inconsolabile, nonostante i miei tentativi di avvicinarmi a lei. Solo poco prima di morire nostra madre, tua nonna, mi confidò un segreto che aveva tenuto nascosto per tutta la vita. Tua madre nacque da una violenza subita da tua nonna durante la guerra. Tua nonna non abortì, ma non riuscì mai ad amare tua madre come una figlia legittima. La vicinanza con lei le era impossibile, le ricordava troppo il trauma subito. Solo prima di morire mi confessò quanto dolore provava per l’amore non dato a sua figlia. Sapeva che era troppo tardi per riavvicinarsi a lei e decise di non confessarle questa verità prima di morire. Tua madre morì non molto tempo dopo tua nonna, senza sapere nulla delle sue origini“.

Dopo la partenza da Assos, Victor ripensò a lungo a sua madre. Ora sentiva dentro di sé una tenerezza nuova, una vicinanza inattesa. Decise che una volta tornato a casa si sarebbe preso cura del giardino che sua madre tanto amava, rimasto incolto dopo la sua morte.

 

Cristina Barbero

Silva Tiranti

Mi definisco “diversamente giovane”, amante di cinema, arte, storie di vita e viaggi.

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