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Hangar Bicocca: parti dall’arte per ritrovarti

MILANO ti sorprende sempre e sa come farsi amare!

Il lunghissimo lock down mi aveva completamente spenta, mi sentivo demotivata e convinta che la vita sarebbe stata sempre così vuota e con un solo pensiero: che cosa mangiamo oggi?
Fortunatamente è bastato vedere che la città offre gratis ai milanesi le visite ai musei per ritrovare l’entusiasmo che solo l’arte sa dare.

All’Hanghar Bicocca ho trovato due mostre che meritano una riflessione sul nostro modo di vivere e interagire con la complessità della vita e la tecnologia.

La prima Digital Mourning, come spiegato nella brochure dedicata, già nel titolo allude a uno dei paradossi della realtà contemporanea: l’idea di esistenza in un mondo tecnologico e la sua contestuale scomparsa. L’associazione dei termini “digital (digitale) e “mourning” (lutto) mette in luce la dualità tra ciò che è reale e ciò che viene simulato attraverso modelli artificiali che emulano la vita.

Il progetto, appositamente realizzato per lo Shed di Pirelli Bicocca, si articola in sezioni tematiche contigue contraddistinte da differenti colori. Muovendosi nell’ambiente espositivo si è posti di fronte a volumi esplosi nello spazio che sembrano dare vita a collage tridimensionali, che inglobano, assemblano e moltiplicano le informazioni, ricordando il costante flusso di dati che circolano sul web.

La mostra presenta una versione attivabile direttamente dalla pagina web di Pirelli Hanghar Bicocca ed è anche possibile giocare con un videogioco online.

 

L’artista Neïl Beloufa (Parigi, 1985) è tra gli artisti più brillanti della generazione degli anni ottanta. La sua ricerca si focalizza sulla società contemporanea e sul modo in cui viene rappresentata e mediata dall’interazione digitale, spesso con l’obiettivo di metterne a nudo i meccanismi di controllo.

 

Entrando nella seconda sala  mostra si ha l’impressione di un ritorno al passato con una sensazione di nostalgia e malinconia per ciò che è stato e non sarà più.
“Short-circuits” [cortocircuiti] di Chen Zhen (1955, Shanghai – 2000, Parigi): la mostra presenta opere create dall’accostamento di oggetti quotidiani tra cui letti, sedie, giornali e vestiti con legno, argilla, acqua e vetro assemblati in composizioni che spostano questi elementi dalla loro funzione originaria per consegnarli a una dimensione metaforica mostrando, come spiega la brochure dedicata, la personale visione di Chen Zhen dell’esperienza umana nella sua complessità. La produzione dell’artista riflette in maniera paradigmatica il suo desiderio di trovare una sintesi visiva che integri le caratteristiche estetiche del suo paese di origine con quelle dei luoghi con cui era entrato in contatto, in uno scambio fluido e costante tra pensiero orientale e quello occidentale.
L’artista Chen Zhen (Shanghai 1955 – Parigi 2000) è una delle principali figure della scena artistica a superare il divario tra l’estetica orientale e quella occidentale, influenzando da quel momento molti altri artisti degli anni ottanta. In una delle sue ultime interviste Chen Zhen affermava: “oggi all’affacciarsi del ventunesimo secolo penso che l’arte sarà in grado di manifestare la sua più forte vitalità nell’intrecciarsi di contatti, scambi, incomprensioni e conflitti fra i popoli e un altro fra la gente e madre natura, fra la gente e la scienza e la tecnologia, fra un continente e l’altro fra un gruppo etnico e l’altro”

srt

L’ingresso alle mostre è gratuito con prenotazione obbligatoria su pirellihangarbicocca.org 

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