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In viaggio per scrivere: 11 donne a Cefalonia

Ultima settimana di agosto del 2019, il caldo che non molla la presa anche se si è più vicini alla fine che all’inizio dell’estate.

Undici donne, tra loro sconosciute, si imbarcano per Cefalonia e una settimana di scrittura di viaggio. La locandina della Scuola del Viaggio, l’associazione che aveva proposto l’avventura, parlava di un poetico “andar per isole”, l’isola dove ci si trova, l’isola che si è, le isole immaginarie e l’isola che non c’è. Le undici donne avevano risposto a richiami diversi, ma avevano dichiarato tutte quante il bisogno di un po’ di solitudine nel dipanarsi dei giorni, anche se la possibilità di camera singola era stata esclusa in partenza. Mai undici donne furono più diverse tra loro e altrettanto capaci di mantenersi in equilibrio.

Ospiti di Francesca, italiana trapiantata a Cefalonia, e Dimitri, il più importante artista dell’isola, hanno trovato ciascuna il proprio spazio nella casa- pensione vista isole e mare con giardino-galleria espositiva. Hanno gustato i pasti, a base di cucina greca abbondante e gustosa, sotto il pergolato e si sono lasciate coccolare dalla gestualità di Panaiota, la tuttofare che non parla neanche una parola di inglese ma lavora di telepatia, ché altra spiegazione altrimenti non c’è ai dialoghi con lei. E il mare? Un bagno al giorno, in una spiaggia sempre nuova, perché se la mattina si scrive, il pomeriggio si esplora oppure viceversa… va bene scrivere, ma si vuole anche viaggiare!

E hanno scritto parecchio a Cefalonia, perché una volta imparato l’haiku e trovato il ritmo non si sono più fermate, perché i resti di Sami Vecchia hanno fatto loro pensare che il genius loci le stesse guardando e non hanno potuto non parlare di lui; perché una volta che si sono aggirate tra le tombe del cimitero degli inglesi di Argostoli hanno dovuto fare almeno un tentativo di scrivere il proprio epitaffio. Poi, mentre raggiungevano a piedi la rocca di Assos, si sono chieste quale fosse la storia di quella nave che stava entrando nella baia e hanno provato a metterla nero su bianco. Lo stesso è accaduto mentre guardavano il tramonto violaceo dal faro di Gerogompos, protetto da alveari di api e da un giovane custode, e hanno pensato a chi in mare ci vive e ai fari s’inchina, soprattutto se lo riportano nel luogo che continua a chiamare casa. Che poi che cosa sia casa nessuno davvero lo sa, e allora sono andate in cerca di Ulisse a Itaca, ma lì hanno trovato solo il vento che spinge a raccontare storie e, se uno non ne conosce, a inventarne.

Tra blocchi da non scrittrici, passioni più poetiche che narrative, letture con degustazioni di liquori locali e revisioni di elaborati finali, le undici donne sono sopravvissute egregiamente al loro Maestro e continuano ancora oggi a scriversi saluti, messaggi in bottiglia nel mare della vita. E quando le prende la nostalgia, rispolverano le parole scritte a Cefalonia.

Credits Photo © Laura Antoniolli

I racconti del viaggio a Cefalonia:

Second Country

Odisseo, il ritorno

Isolitudini: l’isola che sono

Daily haiku

Gerogompos

Il Faro

La madre del marinaio

Rotte… in definizione

Radici

Un piede a Itaca

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