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Isolitudini: l’isola che sono

Il mare è profondo e scuro, scosso senza sosta dal vento. Non esistono porti sull’isola, si approda da naufraghi o da esperti esploratori, dopo aver studiato insenature, correnti oceaniche e ritmo delle onde. È un parallelepipedo inclinato, uno scivolo verso il mare, smussato con fatica dalle onde.

Ci sono approdato dopo giorni di navigazione, vedendola sparire per intere giornate in banchi di nebbia densi e grigi. L’ultimo giorno l’ho costeggiata per intero, volevo arpionarla e ancorarla al mio albero maestro.

Ho trovato una sola casa, nella porzione più alta dell’isola, costruita in pietra e con legni portati dal mare. Un filo di fumo sempre in fuga dal camino e intorno un terreno morbido di muschio che fa da pelle a tutta l’isola. Ho bussato, la porta è rimasta chiusa e io mi sono allontanato.

Ho trovato impronte di animali, forse piccole volpi e di certo uccelli, ma non sono riuscito ad avvistarli, latitanti come chi vive nella casa col camino che fuma.

Poi questa notte il vento si è fatto brezza ed è comparso un cielo stellato. Da nord è apparsa la luce verde dell’aurora boreale, così ho vagato nella penombra della notte fino alla casa. Ho bussato e non ho ricevuto risposta; ho provato a girare la maniglia e l’ho trovata aperta.

 

Laura Antoniolli

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