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l’installazione permanente al museo per la memoria di ustica di bologna, di christian boltanski

il 27 giugno 1980 alle ore 20.08 parte da bologna diretto a palermo il volo itavia 870. arrivo previsto: ore 21.15. l’aereo con 81 persone a bordo viaggia regolarmente. ma poco prima delle 21 se ne perdono le tracce radar. quella sera il volo itavia 870 si squarcia all’improvviso in volo e cade nel braccio di mare tra ustica e ponza.

i giornali del mattino riportano la notizia della tragedia aerea, spuntano le prime ipotesi sul disastro, poi di ustica non si parla più. il lungo silenzio è interrotto nel 1986 da un appello al presidente della repubblica cossiga: “qualsiasi dubbio anche minimo sull’eventualità di un’azione militare lesiva di vite umane e di interessi pubblici primari sia affrontato.”

nasce l’associazione dei parenti della vittime della strage di ustica: “appariva sempre più chiaro che coloro che lottavano contro la verità esistevano, erano esistiti fin dagli istanti successivi il disastro e operavano a vari livelli, nelle nostre istituzioni democratiche, per tenere lontana consapevolmente la verità.” (daria bonfietti)

entro nel museo preparandomi a una sorta di raccoglimento interiore, conosco boltanski. cammino senza far rumore su una passerella, una di quelle passerelle in uso negli aeroporti per imbarcare i passeggeri. di colpo sono dentro un hangar, sembra una sala autoptica, al centro i resti dell’aereo abbattuto, il corpo rotto e butterato della carlinga, adagiato, ricomposto, mostra tutte le sue ferite, i suoi squarci, la sua enorme pena. un ballatoio gli corre tutto intorno e il grande hangar ora è uno spazio di memoria, la memoria vivente di una strage.

81 luci pendono dal soffitto, 81 globi luminosi appesi a un filo nero si accendono e si spengono come un respiro, il ritmo di un respiro, del battito di 81 cuori e del mio battito mentre cammino con gli occhi fissi su quel corpo e sulle luci.

mentre avanzo lungo le pareti del ballatoio, sono rapita da un sussurro. ho i brividi, le pareti perdono la loro consistenza, diventano altro, una mappa animata, scabra, composta da 81 specchi neri che riflettono inesorabilmente il mio volto uno dopo l’altro. dietro ogni specchio nero un sussurro, una voce, un pensiero quotidiano, la dimenticanza delle chiavi, la gioia per la vacanza tanto aspettata, il desiderio di chiamare all’arrivo per chiarire una frase.

9 grandi casse nere circondano l’aereo, ognuna piena degli oggetti personali appartenuti a quelle 81 persone. indumenti, scarpe, occhiali, pinne, boccagli, libri, gli oggetti che testimoniano la memoria di un corpo, ma che restano invisibili ai miei occhi. quelle casse nere sono chiuse, ne vedrò il contenuto sull’opuscolo che prendo all’uscita, la lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870.

il museo per la memoria di ustica è in via di saliceto 3/22, a bologna. christian boltanski ha espressamente creato questa installazione per la città. l’artista francese nasce a parigi nel 1944, e vive e lavora a parigi. 

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