Merano, Trentino-Alto Adige - Italia

Sissi e Belinda

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Figure femminili leggendarie ai Giardini di Castel Trauttmansdorff...

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I Giardini di Castel Trauttmansdorff sono noti anche come i “Giardini di Sissi” perché Elisabetta di Wittelsbach, Imperatrice d’Austria, scelse come sua dimora di villeggiatura per ben due volte Castel Trauttmansdorff (1870/71 e 1889). Elisabetta, detta Sissi, o Sisi secondo gli storici, amava camminare e fece realizzare nel bosco di roverelle accanto al Castello “ameni sentieri coperti di ghiaino”, così da passeggiare “indisturbata, lontano dal trambusto del mondo”. Successivamente, durante la realizzazione dei Giardini di Castel Trauttmansdorff questi itinerari sono stati ricreati nel percorso della “Passeggiata di Sissi”, dove a rievocare l’imperatrice si trova un busto in bronzo.

Sissi adorava le lunghe passeggiate, sia in montagna sia in città. Spesso la corte non riusciva a starle dietro e così si incamminava accompagnata solo da una damigella. A Merano c’è persino una passeggiata, il “Sentiero di Sissi”, che collega i Giardini di Castel Trauttmansdorff alla zona del centro. Oltre ad essere una “sportiva”, Sissi era considerata una delle più belle donne del suo tempo, sempre alla moda e ammirata anche per il suo carisma e la sua aura misteriosa. Dedicava molto tempo alla cura del suo corpo e soprattutto dei suoi capelli.

Sissi adorava i fiori e il suo preferito era la viola odorata (viola mammola), che adorava anche mangiare come dessert sotto forma di sorbetto alle viole. Nei Giardini di Castel Trauttmansdorff la viola mammola si trova soprattutto nel Giardino dei Sensi.

In onore di questa importante figura femminile i Giardini di Castel Trauttmansdorff organizzano ogni anno a ottobre “La giornata di Sissi”. La Giornata di Sissi è un’iniziativa organizzata dai Giardini di Castel Trauttmansdorff, insieme al Touriseum, in memoria del primo soggiorno dell’Imperatrice d’Austria avvenuto a Merano nell’ottobre del 1870. In quell’occasione Elisabetta di Wittelsbach (questo il suo vero nome), altrimenti nota come “Sissi”, entrò in città beffando tutti i suoi ammiratori che la attendevano: occupava infatti la prima carrozza del corteo, solitamente utilizzata dalle damigelle di corte, vestita in abiti borghesi e pertanto non venne riconosciuta.

Un’attrice impersonerà Sissi, vestita con abiti originali dell’epoca, e passeggerà attraverso i Giardini rievocando il 19° secolo. L’imperatrice Sissi inoltre sarà presente il giorno successivo alla Festa dell’uva di Merano su uno dei tre carri di Trauttmansdorff.

Leggendaria nel vero senso del termine è Belinda, personaggio frutto di una scrittrice altoatesina, Ulrike Dubis, e protagonista della storia “Belinda, la domestica dai sette poteri magici”. Belinda è la guardiana, insieme al corvo Rostolph, del Giardino Proibito di Castel Trauttmansdorff, il lugubre giardinetto che si trova direttamente ai piedi delle mura del castello, popolato da bizzarre sculture ideate dall’artista altoatesino Karl Heinz Steiner in mezzo a piante ed erbe magiche molto velenose ed in parte mortali. In questo tetro allestimento quasi tutte le piante contengono sostanze velenose e delle targhette rosse poste vicino ad esse indicano il rispettivo grado di pericolosità. Il Giardino Proibito rappresenta la leggenda di Belinda, iniziata 707 anni fa, quando Belinda era una bambina di 10 anni a servizio di una contadina. Belinda amava curare il giardino, all’interno del quale crescevano le piante più benefiche ma anche quelle più velenose. Quando Belinda crebbe, un giorno il bambino della contadina si ferì e, poiché l’infezione si propagava, il corvo Rostolph suggerì a Belinda di preparare una pozione che poteva fare solo una “Nichtlinde”, ossia un’esperta d’erbe dai sette poteri delle streghe: mettere in ammollo nel latte di capra per sette giorni un po’ di mandragora e poi mescolarla con del grasso di montone e sale fino a trasformarla in un unguento denso. Prima però avrebbe dovuto sradicare un abete rosso e impalare sulle sue radici una testa di montone. Nel tentativo di curare il bambino con il suo unguento, Belinda fu scoperta dal parroco che la tacciò subito di stregoneria e fu condannata al rogo. Al momento però di appiccare il fuoco, chicchi di grandine grandi come mele caddero dal cielo, insieme a una tempesta di vento e pioggia e Belinda magicamente sparì. Nessuno la vide più. Si crede che faccia innamorare i ragazzi che la incontrano lungo il cammino fino a far perdere loro la ragione.

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