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Civita di Bagnoregio “La città che muore”

Civita di Bagnoregio sorge su una rupe tufacea in continua erosione, fenomeno che ha isolato il borgo medievale dal resto del mondo, rendendolo allo stesso tempo un luogo incantevole, sembra dipinta dalla mente di un surrealista o descritta da libri di avventure.

Solo un ponte costruito negli anni ’60 collega all’unica porta di accesso, dalla quale si percepisce il vuoto che circonda la civita.

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi e come molteplici borghi di cui è puntellata la Tuscia, l’architettura medievale si fonde a quella rinascimentale, è facile perdersi tra i propri passi nel silenzio delle sue vie, tra piazzette e chiesette, casine di tufo ornate da archi, balconi e finestre tufacee, tutto qui sembra rimasto immutato da secoli, intorno la valle dei Calanchi  fa da scenario ad un fantastico panorama da fiaba.

Lo scrittore Bonaventura Tecchi in uno dei suoi libri la definì “la città che muore”.

un’isola sperduta in un mare di nubi…

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Un paese “irreale” sospeso nel vuoto, un’Itaca che si poggia tra le nubi mattutine dell’autunno.

Le ricerche dei geologi  hanno rilevato un’erosione di circa 7 centimetri all’anno a causa della natura argillosa del territorio. Milioni di anni fa si trovava un bacino marino che ha creato un deposito di argille sabbiose. Successive eruzioni vulcaniche dei vicini monti Vulsini hanno creato gli strati superiori in tufo”, per cui lo sperone tufaceo di circa 80 metri è  posizionato su un instabile strato argilloso che viene eroso dagli agenti atmosferici e dell’azione dei fiumi sottostanti.

Inutile dire che anche questo piccolo borgo sconosciuto o dimenticato al confine tra Toscana e Umbria, uno dei gioielli della Tuscia, andrebbe tutelato e valorizzato come patrimonio della nostra splendida quanto fragile Italia,

la nostra terra è la nostra cultura, elemento imprescindibile della nostra identità, conosciamola e difendiamola.

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